“Un robot in ogni casa così ci cambierà la vita”

Il capo della ‘rivoluzione del PC’ Bill Gates ha scritto un articolo per la Scientific American dove spiega che gli automi in casa avranno funzioni di colf, medico, badante o poliziotto……

Immaginate di essere testimoni della nascita di una nuova industria. Un’industria basata su tecnologie pionieristiche, in cui un ristretto gruppo di società affermate vende apparecchiature specializzate mentre nuove imprese in rapida crescita producono giocattoli innovativi, articoli per l’hobbistica e altri prodotti di nicchia. Ma è anche un comparto frammentato, che ha poche piattaforme comuni. I progetti sono complessi, i progressi sono lenti e le applicazioni pratiche relativamente rare. Malgrado le grandi aspettative che suscita, nessuno può dire se e quando questo settore raggiungerà la massa critica. Se lo facesse, però, potrebbe rivoluzionare il mondo.

Questa potrebbe essere una descrizione dell’industria informatica intorno alla metà degli anni Settanta. Più o meno il periodo in cui io e Paul Allen lanciammo la Microsoft. […] Ma ciò che ho in mente è qualcosa di molto più vicino a noi: l’emergere della robotica, che si sta sviluppando come fece l’industria informatica trent’anni fa. Pensate ai robot usati nelle linee di assemblaggio dell’industria automobilistica come all’equivalente dei computer mainframe di una volta. Tra i prodotti di nicchia troviamo bracci robotici che eseguono interventi chirurgici, robot militari che eliminano le bombe dalle strade e robot domestici per pulire i pavimenti. Le aziende di elettronica hanno realizzato robot-giocattolo che imitano persone, cani o dinosauri, e gli appassionati aspettano trepidanti di poter mettere le mani sull’ultima versione del sistema robotico della LEGO.

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Nel frattempo, alcuni dei migliori cervelli del mondo sono alle prese con i problemi più ardui, come il riconoscimento visivo, la navigazione e l’apprendimento artificiale. E stanno riuscendo a venirne a capo. Alla Grand Challenge del 2004, un concorso istituito per premiare il primo veicolo robotico capace di muoversi in modo autonomo coprendo una distanza di 230 chilometri su un percorso accidentato nel deserto del Mojave, il concorrente migliore riuscì a far percorrere al suo veicolo appena 12 chilometri. Solo un anno dopo cinque veicoli hanno coperto l’intera distanza, e il vincitore lo ha fatto a una media di 30,7 chilometri orari.

Le sfide che la robotica sta affrontando sono analoghe a quelle che abbiamo affrontato nell’informatica trent’anni fa. […] La standardizzazione dei processori robotici è limitata, e il codice di programmazione usato in una macchina non può essere applicato a un’altra: ogni volta che qualcuno vuole costruire un nuovo robot, deve ripartire da zero.

Malgrado queste difficoltà, […] posso immaginare un futuro in cui i robot saranno parte integrante della nostra vita quotidiana. Tecnologie come l’informatica distribuita, il riconoscimento vocale e visivo e la connettività wireless a banda larga apriranno la porta a una nuova generazione di dispositivi indipendenti che consentiranno ai computer di eseguire compiti al nostro posto. Potremmo trovarci sulla soglia di una nuova era, in cui il PC andrà oltre la scrivania, e ci permetterà di vedere, sentire, toccare oggetti in luoghi in cui non siamo fisicamente presenti.

[…] Ma dobbiamo fare ancora molta strada. Una ragione è questa: è stato molto più difficile del previsto fare in modo che computer e robot riuscissero a percepire l’ambiente circostante e a reagire rapidamente e con precisione. È stato arduo dare ai robot capacità che noi diamo per scontate: pensiamo alla capacità di orientarsi in una stanza, di reagire ai suoni e interpretare i discorsi, o ancora di afferrare oggetti di diverse dimensioni, diverso materiale e diversa fragilità. Anche una cosa elementare come capire la differenza tra una porta aperta e una finestra può essere incredibilmente complicata per un robot. Ma i ricercatori stanno iniziando a trovare le risposte. […]

Un’altra barriera è stato il costo dei sensori che permettono a un robot di determinare la distanza di un oggetto, oppure dei motori e dei meccanismi che gli consentono di maneggiare un oggetto. Ma i prezzi stanno calando. […] E oggi i costruttori di robot possono integrare chip GPS, videocamere, microfoni a schiera e altri sensori con una spesa ragionevole.
[…] Infine, ai primi tempi del PC, ci eravamo resi conto che ci voleva un ingrediente che avrebbe consentito a tutto il lavoro pionieristico di fondersi in un’industria capace di generare prodotti su scala commerciale. Ciò che serviva, si dimostrò in seguito, era Microsoft BASIC.

Quando creammo questo linguaggio di programmazione, posammo le fondamenta comuni che permisero ai programmi sviluppati per una specifica serie di hardware di funzionare anche su altri modelli. […] L’industria robotica ha bisogno di trovare l’ingrediente mancante per compiere lo stesso salto di qualità realizzato dall’industria informatica trent’anni fa.

[…] È impossibile prevedere quali saranno le applicazioni che guideranno questo nuovo settore. Sembra verosimile che i robot avranno un ruolo nel prestare assistenza agli anziani. Saranno probabilmente di aiuto alle persone disabili nei loro spostamenti e aumenteranno la forza e la resistenza di soldati, operai e personale medico. Effettueranno la manutenzione di macchinari industriali pericolosi, maneggeranno sostanze nocive e controlleranno oleodotti lontani. Permetteranno agli operatori sanitari di fare diagnosi e curare pazienti a migliaia di chilometri di distanza, e saranno un elemento cruciale dei sistemi di sicurezza e delle operazioni di ricerca e soccorso.

Anche se alcuni dei robot di domani assomiglieranno magari a macchine antropomorfe come quelle di “Guerre Stellari”, la maggior parte di essi non avrà niente di così “umano”. Via via che le periferiche mobili saranno sempre più comuni, potrebbe diventare sempre più difficile definire che cos’è un robot. Le nuove macchine saranno altamente specializzate e onnipresenti, ma assomiglieranno così poco ai robot della fantascienza che magari non le chiameremo neppure robot. Ma diventando accessibili ai consumatori questi dispositivi potrebbero avere, sul nostro modo di lavorare, comunicare, apprendere e divertirci, un impatto altrettanto profondo di quello che ha avuto il PC negli ultimi trent’anni.

Fonte:Repubblica

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